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La paranza dei bambini
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Sei quindicenni – Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ, Briatò – vogliono fare soldi, comprare vestiti firmati e motorini nuovi. Giocano con le armi e corrono in scooter alla conquista del potere nel Rione Sanità. Con l’illusione di portare giustizia nel quartiere inseguono il bene attraverso il male. Sono come fratelli, non temono il carcere né la morte, e sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Nell’incoscienza della loro età vivono in guerra e la vita criminale li porterà ad una scelta irreversibile: il sacrificio dell’amore e dell’amicizia.

Napoli. Rione Sanità. Nicolas ha quindici anni, per avere soldi, vestiti firmati e un tavolo in discoteca, inizia a spacciare insieme ai suoi amici per il clan che domina il quartiere: i Marino.
Ma Nicolas e i suoi compagni odiano i Marino perché sfruttano i negozi del quartiere attraverso le estorsioni, di cui è vittima anche sua madre, proprietaria di una piccola lavanderia. Quando il clan viene indebolito da una serie di arresti, Nicolas con la sua banda di ragazzini decide di prendere il potere e di conquistare il Rione Sanità: un’impresa che appare fuori misura rispetto alla giovane età dei ragazzi.
Come prima cosa Nicolas si allea con i figli coetanei della famiglia di sistema che comandava prima dei Marino: gli Striano, che vivono nella vergogna di un padre pentito.
Poi Nicolas riesce ad incontrare Don Vittorio, un boss anziano agli arresti domiciliari che gli dà le armi necessarie a compiere un’azione armata per cacciare gli ultimi uomini rimasti del clan Marino. Una volta conquistato il Rione Sanità i ragazzi vivono la breve illusione di poter fare del bene: decidono di non chiedere più soldi ai negozi e di guadagnare solo con le piazze di spaccio.
Ma la gestione del potere è complessa e inadeguata agli ideali di un adolescente: la scelta criminale diventa giorno dopo giorno irreversibile e impone a Nicolas il sacrificio dell’amore e dell’amicizia.

Il film, tratto dal bestseller di Roberto Saviano,  sarà in concorso alla 69° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino e nelle sale di tutta Italia dal 13 febbraio.

Drammatico

13 febbraio 2019

Claudio Giovannesi

Francesco Di Napoli, Artem Tkachuk, Alfredo Turitto, Viviana Aprea, Valentina Vannino, Ciro Vecchione, Ciro Pellacchia, Mattia Piano Del Balzo, Pasquale Marotta, Carmine Pizzo, Luca Nacarlo, Aniello Arena, Roberto Carrano, Adam Jendoubi
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Conversazione su Tiresia
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“E finalmente, dopo secoli, persona e personaggio si sono finalmente ricongiunti”

Il padre del Commissario Montalbano, protagonista per la prima volta sul grande schermo  di un viaggio tra mito e letteratura sulle orme dell’indovino Tiresia alla ricerca dell’eternità.

«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi. L’invenzione più̀ felice è stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità̀ e solo venendo qui, solo su queste pietre eterne, posso intuirla, solo su queste pietre eterne».  Andrea Camilleri

«Chiamatemi Tiresia!». 

Si apre così “Conversazione su Tiresia”, lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Camilleri , andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno 2018 di fronte a 4 mila spettatori nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’ Istituto Nazionale del Dramma Antico. Un racconto mitico,  pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.

Ora quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj, con la regia di Roberto Andò le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani, arriva per la prima volta al cinema solo per tre giorni, il 5, 6, 7 novembre con Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri, l’evento speciale, con riprese in alta definizione dirette da Stefano Vicario, dell’eccezionale performance dello scrittore al teatro greco.

La figura di Tiresia, mitico indovino cieco, presente in tutta la storia della letteratura, ha per  molti anni incuriosito ed  affascinato Andrea Camilleri. Nella sua Conversazione Camilleri – o lo stesso Tiresia? – dialoga con Omero, Sofocle, Seneca, Dante, T.S. Eliot, Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Pound, Pavese, Primo Levi, così come con Woody Allen, che fa apparire Tiresia ne La dea dell’amore, con il Pasolini dell’Edipo Re e con i Genesis de The Cinema Show, il brano sulle cui note si apre lo spettacolo. La ricerca dello scrittore si snoda attraverso le epoche per raccontare un personaggio che è stato compiutamente sia donna, sia uomo e che, come lo stesso scrittore, ha perso la vista.

«Da quando io non vedo più, vedo meglio».

Il Teatro Greco di Siracusa è oggi il monumento più famoso della città ed è stato sin dall’antichità l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale, altissimo esempio di architettura civile. Fu anche luogo di culto e di grandi assemblee popolari, sede di processi pubblici e, in epoca romana, fu pure adattato a esibizioni circensi e di varietà. Quasi dimenticato nel Medioevo, nei secoli successivi il teatro è stato oggetto di trasformazioni, spoliazioni, danneggiamenti e asportazioni che oggi lasciano visibile solo la sua gigantesca impronta ricavata nella roccia che ha affascinato viaggiatori e artisti dal 1700 alla metà del 1800. Ancora oggi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori che ne vogliono ammirare la maestosità o che vogliono assistere alle rappresentazioni teatrali classiche che vi si svolgono tra la primavera e l’estate.

Qui l’elenco delle sale Conversazione su Tiresia/sale

 

Conversazione su Tiresia+

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