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Conversazione su Tiresia
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“E finalmente, dopo secoli, persona e personaggio si sono finalmente ricongiunti”

Il padre del Commissario Montalbano, protagonista per la prima volta sul grande schermo  di un viaggio tra mito e letteratura sulle orme dell’indovino Tiresia alla ricerca dell’eternità.

«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi. L’invenzione più̀ felice è stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità̀ e solo venendo qui, solo su queste pietre eterne, posso intuirla, solo su queste pietre eterne».  Andrea Camilleri

«Chiamatemi Tiresia!». 

Si apre così “Conversazione su Tiresia”, lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Camilleri , andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno 2018 di fronte a 4 mila spettatori nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’ Istituto Nazionale del Dramma Antico. Un racconto mitico,  pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.

Ora quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj, con la regia di Roberto Andò le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani, arriva per la prima volta al cinema solo per tre giorni, il 5, 6, 7 novembre con Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri, l’evento speciale, con riprese in alta definizione dirette da Stefano Vicario, dell’eccezionale performance dello scrittore al teatro greco.

La figura di Tiresia, mitico indovino cieco, presente in tutta la storia della letteratura, ha per  molti anni incuriosito ed  affascinato Andrea Camilleri. Nella sua Conversazione Camilleri – o lo stesso Tiresia? – dialoga con Omero, Sofocle, Seneca, Dante, T.S. Eliot, Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Pound, Pavese, Primo Levi, così come con Woody Allen, che fa apparire Tiresia ne La dea dell’amore, con il Pasolini dell’Edipo Re e con i Genesis de The Cinema Show, il brano sulle cui note si apre lo spettacolo. La ricerca dello scrittore si snoda attraverso le epoche per raccontare un personaggio che è stato compiutamente sia donna, sia uomo e che, come lo stesso scrittore, ha perso la vista.

«Da quando io non vedo più, vedo meglio».

Il Teatro Greco di Siracusa è oggi il monumento più famoso della città ed è stato sin dall’antichità l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale, altissimo esempio di architettura civile. Fu anche luogo di culto e di grandi assemblee popolari, sede di processi pubblici e, in epoca romana, fu pure adattato a esibizioni circensi e di varietà. Quasi dimenticato nel Medioevo, nei secoli successivi il teatro è stato oggetto di trasformazioni, spoliazioni, danneggiamenti e asportazioni che oggi lasciano visibile solo la sua gigantesca impronta ricavata nella roccia che ha affascinato viaggiatori e artisti dal 1700 alla metà del 1800. Ancora oggi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori che ne vogliono ammirare la maestosità o che vogliono assistere alle rappresentazioni teatrali classiche che vi si svolgono tra la primavera e l’estate.

Qui l’elenco delle sale Conversazione su Tiresia/sale

 

Conversazione su Tiresia+
Conversazione su Tiresia
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Lunedì 11 giugno il 54° Festival del Teatro greco di Siracusa si arricchirà di un evento unico ed emozionante:

Conversazione su Tiresia, un testo che Andrea Camilleri ha scritto appositamente per l’INDA, e che sarà interpretato dallo stesso scrittore al Teatro Greco di Siracusa, in una Produzione INDA con la regia di Roberto Andò.  E’ la prima volta che Andrea Camilleri diviene attore di un suo testo, e che abbia scelto di farlo a questo punto della sua vita impersonando l’indovino cieco assicura alla circostanza un carattere memorabile.

Camilleri sceglie Tiresia e quel che di questo personaggio ci ha trasmesso la letteratura, la filosofia, la poesia, e lo elegge a pretesto – come già fece Borges con molti dei suoi temi prediletti – per investigare la cecità e la vocazione a raccontare storie. Le infinite manipolazioni subite dalla straordinaria figura dell’indovino attraverso epoche e generi, costituiscono per Camilleri uno specchio in cui riflettersi, e attraverso cui rileggere il senso ultimo dell’invenzione letteraria. L’indovino che compare nell’Odissea, il profeta reso cieco da Giunone (o da Atena?), punito perché rivelava i segreti degli dei, è il protagonista di una conversazione solitaria, nel corso della quale il più grande scrittore italiano, meditando ad alta voce sulla cecità e sul tempo, sulla memoria e sulla profezia, parlerà del suo viaggio nella vita e nella Storia.

Andrea Camilleri:  “Noi tutti siamo il teatro, il pubblico, gli attori, la trama, le parole che udiamo”, così scriveva Borges, e questo è vero per tutti, ma ancor di più per un cieco.  Da quando non vedo più, io vedo meglio, vedo con più chiarezza. Nella mia gioventù siciliana, i miei compagnucci contadini accecavano i cardellini perché sostenevano che da ciechi cantassero meglio.

Per i ragazzi delle Scuole di Siracusa e Provincia la Fondazione Inda offre il biglietto al prezzo imperdibile di 10€!!

Affrettatevi, sarà una serata memorabile!!

Info & biglietti:

https://bit.ly/2J1Se7k

Tel: +39 0931 487 248

Foto di LiaPasqualino

Conversazione su Tiresia+
“Corsi di Alta Formazione per il cinema e l’audiovisivo”
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DEMETRA FORMAZIONE – ente accreditato dalla Regione Emilia – Romagna con una consolidata esperienza nel settore del cinema e dell’audiovisivo – e PALOMAR, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, Stu Reggiane Spa e Fondazione E-35 organizzano tre corsi per la formazione di figure professionali per il cinema e l’audiovisivo.

Con la guida di professionisti e il coinvolgimento di realtà di livello nazionale, i partecipanti acquisiranno alte competenze tecniche e professionali adeguate ai fabbisogni delle imprese del settore, con particolare riferimento alla SCRITTURA, alla PRODUZIONE e al MANAGEMENT.

I corsi si svolgono, a partire da giugno e settembre al Parco Innovazione di Reggio Emilia, nello scenario del Capannone 19 delle storiche Officine Reggiane, oggi sede del Tecnopolo e dei suoi Laboratori di ricerca industriale.

Possono accedere ai corsi SOLO i RESIDENTI nella Regione EMILIA ROMAGNA.

La frequenza ai corsi è GRATUITA grazie al sostegno della Regione Emilia – Romagna che promuove le produzioni cinematografiche e la crescita delle professionalità del settore nel territorio regionale.

INFO e ISCRIZIONI:

Sito: icc.demetraformazione.it

E-mail: tutor.re@demetraformazione.it

Telefono: 0522/1606990

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“Corsi di Alta Formazione per il cinema e l’audiovisivo”+
“Giro di boa”
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ULTIMO APPUNTAMENTO con le repliche de Il Commissario Montalbano…in attesa delle nuove puntate!! #Montalbano

L’inchiesta più dura del commissario Montalbano comincia con un cadavere galleggiante nel quale il commissario si imbatte nel corso della sua consueta nuotata mattutina. E’ il corpo di un uomo in stato di decomposizione avanzata, con polsi e caviglie profondamente incisi.
Montalbano giunge alla conclusione che l’uomo è stato assassinato un paio di mesi prima; le correnti hanno trascinato il corpo sulla spiaggia di Marinella, ma il luogo del delitto non è quello. Mentre parla con Ciccio Albanese al porto di Vigata, Montalbano assiste allo sbarco di clandestini da una motovedetta appena attraccata al molo. Ne scendono uomini, donne, bambini. Uno di questi ultimi, otto anni circa, appena messo piede sulla banchina cerca di fuggire; sembra impaurito. Montalbano lo raggiunge, lo prende per mano e lo riaccompagna dalla madre, che nella foga di corrergli incontro cade e si sloga una caviglia.
Viene allora chiamata un’autoambulanza; la donna e i suoi bambini vengono accompagnati all’ospedale. Ma il piccolo clandestino non sembra contento di essere riportato dalla madre: attraverso il finestrino dell’autoambulanza, lancia a Montalbano uno sguardo carico di apprensione. Il commissario non riesce a dimenticare quegli occhi carichi di tristezza e di paura.
Mentre al commissariato Catarella riconosce nell’identikit dell’uomo assassinato il volto di un latitante calabrese, tale Ernesto Errera, Montalbano apprende dal telegiornale che il bambino extracomunitario che aveva incontrato al porto di Vigata è stato investito da un’automobile ed è morto. Montalbano è sconvolto, oppresso dai sensi di colpa: vuole sapere cosa è successo a quel bambino. Aiutato da Fazio, scopre che l’uomo che aveva accompagnato la donna sull’ambulanza e poi al pronto soccorso si chiama Gaetano Marzilla, ed è proprietario di un negozio che anni prima era stato incendiato perché l’uomo non si era piegato al racket del pizzo; in seguito, tuttavia, per rimettere in piedi l’attività era stato costretto a ricorrere agli usurai.
Le indagini del commissario proseguono con l’obiettivo di collegare gli avvenimenti e gli omicidi accaduti. Montalbano scopre un commercio clandestino di bambini extracomunitari, del quale il piccolo incontrato al porto era stato vittima, con la complicità della finta madre. Il commissario scopre che il latitante Errera era stato a capo di questo business finché un arabo di nome Gafsa lo aveva ucciso per prenderne il posto.
Lo sdegno che gli suscita la scoperta di quella realtà così orribile e vicina provoca in Montalbano una reazione feroce, che lo porta a rischiare persino la propria vita per riuscire a smantellarla. Con un’ardita e rischiosa incursione nella tana del nemico, Montalbano e i suoi riusciranno ad arrestare i colpevoli e a mettere fine all’infame traffico.

“Giro di boa”+
“Il gioco delle tre carte”
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Il lunedì c’è solo Il Commissario Montalbano!! #Rai1 #Montalbano

Girolamo Cascio, noto costruttore edile di Vigata, legato alla famiglia mafiosa dei Riolo, viene ritrovato morto sul ciglio di una strada. Ciccio Monaco, ragioniere nella ditta di Cascio, è convinto che l’uomo non sia vittima di un pirata della strada ma che sia stato ucciso e confida i suoi sospetti a Montalbano riferendo che, nei giorni precedenti alla sua morte,  Cascio era rimasto molto turbato da alcune telefonate fatte da un uomo con la voce molto roca e sgradevole. Le perizie della scientifica confermano delle stranezze nella dinamica dell’incidente.
I sospetti si appuntano su Rocco Pennisi, appena uscito di prigione dopo aver scontato vent’anni per l’omicidio di Giacomo Alletto, suo amico e socio in una ditta di costruzioni. L’uomo si era sempre dichiarato innocente ed è possibile che negli anni passati in carcere si fosse convinto che il vero responsabile della morte di Alletto fosse Cascio che, dopo la sua condanna, rilevò la ditta dei due ex soci divenendo l’unico e incontrastato re delle costruzioni edili a Vigàta. Rocco Pennisi, un uomo ormai schiantato dal dolore e che non crede più alla giustizia, si professa ancora una volta innocente. Il cugino di Rocco, il professor Tommasino, racconta al commissario Montalbano che Rocco era stato l’amante di Renata Dimora, la bellissima moglie di Alletto. Nonostante Alletto fosse stato ucciso con la pistola di Pennisi e Pennisi non avesse alibi per la notte del delitto,  Tommasino si dice convinto che suo cugino non solo non uccise Alletto, ma non abbia nulla a che fare con la morte di Girolamo Cascio.
Incuriosito, Montalbano inizia a indagare sulla vicenda e scopre che Virginia Pennisi, sorella non vedente di Rocco, aveva dichiarato che, pochi giorni prima della morte di Alletto, qualcuno si era introdotto in casa loro spacciandosi per un operaio del gas ed era entrato di forza nella stanza in cui Rocco teneva la pistola.  La donna ricorda ancora la voce dell’uomo, particolarmente roca, gracchiante e fastidiosa.
Intanto, viene trovato su una collina il corpo dell’argentino Xavier Granieri, ucciso da un colpo di rivoltella. Fazio scopre che Granieri è in realtà Giovanni Lumia, killer della famiglia mafiosa dei Riolo, latitante da circa vent’anni. Grazie alla segreteria telefonica del cellulare di Lumia, Montalbano riesce a risalire alla voce dell’uomo: roca, sgradevole, gracchiante, proprio come quella ricordata da Virginia e da Monaco. Montalbano ricostruisce che, all’epoca del primo delitto, Cascio, che voleva il monopolio dell’edilizia a Vigata, chiese aiuto ai Riolo per organizzare l’omicidio Alletto in maniera di far ricadere la colpa su Pennisi, liberandolo così di entrambi i suoi concorrenti. Secondo Montalbano, Lumia, esecutore materiale dell’omicidio per conto dei Riolo, tornato a Vigàta dopo anni di latitanza, aveva cercato di estorcere altri soldi a Cascio e, di fronte al suo rifiuto, lo aveva ucciso cercando di far di nuovo ricadere la colpa su Pennisi.
Il caso sembrerebbe risolto ma Montalbano continua a interrogarsi su alcuni dettagli del primo omicidio e si convince che anche Renata Dimora sia coinvolta nell’omicidio del marito: solo lei poteva aver detto a Lumia dove Rocco tenesse la pistola ed era lei che aveva dato un appuntamento fasullo a Rocco la notte del delitto per privarlo di un alibi, certa che l’uomo non l’avrebbe mai tirata in ballo. La donna si era liberata così di un amante possessivo e di un marito che non amava più ma di cui aveva ereditato l’ingente ricchezza. Montalbano mette alle strette Renata e la fa cadere in trappola, costringendola a confessare. Renata, però, si professa del tutto estranea alla morte di Lumia. Montalbano scopre che l’assassino è il padre del killer, un pastore illetterato ma poeta, che, sconvolto dalla rivelazione che il figlio è un efferato assassino, l’ha voluto punire per tutto il male che ha fatto. Dopo aver confessato la verità a Montalbano, il vecchio Lumia si suicida.

“Il gioco delle tre carte”+
“Il campo del vasaio”
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Il lunedì di #Montalbano!! STASERA alle ore 21.15

“In un mattino di tregenda viene ritrovato presso il critaru, un impervio pendio argilloso, un sacco con dentro un cadavere fatto a pezzi: un uomo, ucciso e nascosto lì da circa due mesi. Montalbano inizia l’indagine, ma presto emerge anche un altro, grosso problema, che non può essere più ignorato: Mimì Augello, da tempo piuttosto cupo, diventa sempre più irascibile, scontroso, intrattabile; è spesso aggressivo e ingiusto con i sottoposti; insomma, al commissariato non si respira più. Montalbano capisce di dover fare qualcosa, e in breve scopre che Mimì ha un’amante, con la quale si incontra in segreto, di notte. Salvo ritiene che la tresca sia alla base dello strano comportamento di Mimì, che presto va di male in peggio: Augello pretende che Salvo gli assegni il caso del morto al critaru, altrimenti chiederà al questore il trasferimento ad altra sede. Montalbano prende tempo, e intanto va avanti con l’indagine, e scopre che il morto nel sacco è stato ucciso e sistemato in una maniera che richiama antichi rituali mafiosi: perciò di delitto di mafia si tratta, e non solo, ma operato da qualcuno che conosce bene il modo in cui agiva la vecchia mafia. E questa pista sembra presto avere conferma: il caso del critaru si intreccia con un altro caso, la scomparsa di Giovanni Alfano, denunciata dalla moglie Dolores. Alfano è parente dell’ormai vecchissimo e malato Balduccio Sinagra. Montalbano scopre che il morto nel sacco è appunto Giovanni Alfano, e molti elementi fanno pensare che questi possa essere stato ucciso, in quanto traditore, per ordine di Balduccio. L’indagine sembra avviata verso la sua risoluzione, quando d’un tratto Salvo scopre un fatto che lo sconvolge: la relazione adultera di Mimì potrebbe  essere collegata con l’omicidio del critaru e questo forse potrebbe avere conseguenze per lo stesso Augello.
Per Montalbano si prospetta un caso più complicato dei soliti in cui l’amicizia con il fidato Mimì giocherà un ruolo significativo”.

“Il campo del vasaio”+
“Il gioco degli specchi”
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Il Commissario Montalbano arriva anche di venerdì #Montalbano

“Una bomba di basso potenziale è stata fatta scoppiare davanti alla porta di un magazzino. Si pensa a una minaccia per pizzo non pagato, ma Montalbano è perplesso: il danno è assai scarso e il magazzino fra l’altro era vuoto. Inoltre il proprietario del magazzino, Angelino Arnone, nega in ogni modo di poter essere l’obbiettivo di quello strano attentato.
Il commissario però intuisce che il vero destinatario di quell’avvertimento potrebbe essere qualcuno che vive nel caseggiato attiguo al magazzino: la scatola con la bomba forse era stata lasciata davanti al portone e uno dei condomini, uscendo la mattina, ignaro, potrebbe averla spostata verso il magazzino per liberare il passaggio. In quella palazzina infatti vivono due pregiudicati: Carlo Nicotra, che è un pezzo grosso dei Sinagra, e Stefano Tallarita, uno spacciatore che lavora al soldo dello stesso Nicotra. Ma anche di queste due nuove piste Montalbano non sembra troppo persuaso: Nicotra è un boss, non è uomo al quale verrebbero mandati semplici avvertimenti, e Stefano Tallarita è in prigione, nel suo appartamento sono rimasti solo la moglie e il figlio Arturo, che non hanno nulla a che fare con i suoi affari. E difatti giunge al commissariato un nervoso Angelino Arnone, che, mostrando una lettera anonima appena ricevuta, confessa che quella bomba era una minaccia destinata proprio a lui. Arnone però non sa dirne il motivo, e tanto meno sa dire chi potrebbe essere la persona che gli ha indirizzato quell’avvertimento. Montalbano capisce che Arnone sta mentendo: qualcuno lo manovra e lo ha mandato là appunto per gettare fumo negli occhi alla polizia. Di seguito viene a sapere da Pasquale che in prigione gira voce che Stefano Tallarita abbia iniziato a collaborare con la polizia. Quindi la bomba potrebbe essere stata un avvertimento destinato a lui. Ma anche questa si rivela essere una falsa pista: il commissario viene a sapere dalla Narcotici che Tallarita non sta affatto collaborando con le forze dell’ordine. Montalbano si rende conto che i responsabili dell’attentato al magazzino stanno cercando di costruire un intrico di depistaggi, una sorta di gioco di specchi finalizzato a confondere e disorientare le ricerche della polizia. Un gioco di specchi che sembra culminare in un avvertimento rivolto contro lo stesso commissario: un colpo di carabina sparato contro lo sportello del passeggero della macchina di Montalbano. Ma anche questo avvertimento è assai strano: il commissario non si era addirittura accorto di nulla, è Fazio che lo ha scoperto quando ha visto il foro del proiettile sulla carrozzeria dell’auto.
Una sola cosa è sicura, dietro a questa strana faccenda c’è qualcosa di grosso e sicuramente c’entrano Nicotra e il suo traffico di droga. In quegli stessi giorni c’è anche un altro mistero che occupa l’attenzione di Montalbano: Liliana Lombardo, vicina di casa del commissario, una mattina scopre che la propria auto è stata danneggiata. Sembra un dispetto o un atto di teppismo inspiegabile. Liliana in quei giorni è sola, suo marito come al solito è fuori per lavoro, e così è Salvo ad accompagnarla nelle mattine successive al lavoro. Dopo un’iniziale reticenza Liliana racconta a Montalbano di sapere chi è il colpevole del danno procuratole alla macchina: tempo fa lei ha avuto una relazione con un ragazzo, ma in breve ha voluto chiudere quel rapporto; l’ex amante, ferito, si è sfogato con quell’infantile vendetta.
Sembra tutto chiarito, ma una notte Montalbano scopre che Liliana riceve ancora visite dall’amante. Inoltre il comportamento di Liliana si fa sempre più strano: cerca di avvicinare Montalbano, di sedurlo e anche di farsi vedere più volte in pubblico con lui. Salvo capisce bene che la vicina non sta cercando un nuovo amante, ma che ha altre ragioni e che forse sta cercando protezione. In seguito scopre che l’amante di Liliana Lombardo è Arturo Tallarita, il figlio dello spacciatore che lavora per Nicotra. Comprende così che la vicenda di Liliana è legata al caso iniziato con la bomba al magazzino, e che il colpo di carabina finito contro lo sportello della sua auto era indirizzato proprio a Liliana, che qualche sera prima sedeva nella vettura accanto a lui: Liliana e Arturo sono al centro di tutta la faccenda e stanno correndo un grande pericolo. Vuole subito aiutarli e proteggerli, ma i due risultano improvvisamente scomparsi.
Alla fine Montalbano riuscirà a risolvere questo pericoloso gioco degli specchi, ma non a salvare Liliana e Arturo da un tragico destino, che li vede vittime di un gioco troppo grande e troppo crudele.”

“Il gioco degli specchi”+
“Il sorriso di Angelica”
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Questa sera appuntamento con Il Commissario Montalbano, su Rai1 #Montalbano

Nel corso della notte sono stati svaligiati la casa al mare e il lussuoso appartamento di Carlo e Caterina Peritore. I ladri sapevano che la coppia si trovava in villeggiatura per il fine settimana. Li hanno addormentati con un gas, hanno svaligiato il villino e infine sono andati a saccheggiare la loro abitazione. Il tutto è stato compiuto con particolare sapienza e destrezza; i ladri, infatti, non hanno lasciato neppure un’impronta. Montalbano intuisce subito che i ladri devono essere persone che conoscono bene i Peritore e in breve riesce a collegare quest’ultimo furto ad un altro commesso qualche giorno prima ai danni dell’avvocato Lojacono e della dottoressa Vaccaro e che è avvenuto con la stessa identica modalità di quello subito dai Peritore. Di seguito emerge inoltre che, non solo i Peritore conoscono bene le altre due vittime di furti – Lojacono e Vaccaro -, ma che tutti appartengono a una ristretta cerchia di amici, una sorta di clan composto da gente assai ricca e in vista. A Montalbano tutto ciò sembra tutt’altro che casuale, e capisce che i furti continueranno, e ancora all’interno di questa singolare élite vigatese. Va a parlare con Pasquale, figlio di Adelina e ladro matricolato, il quale gli rivela che, a quanto risulta da voci sentite nel suo ambiente, i componenti di questa banda così abile ed esperta non sono ladri di Vigata, ma sono venuti da fuori. Montalbano capisce però che devono avere almeno un basista, che probabilmente è anche a capo della banda. Attraverso delle intercettazioni, riesce a individuare il ricettatore presso il quale i ladri si liberano delle vetture rubate alle loro vittime, ma anche questa strada si rivela inutile, perché i criminali, hanno sempre organizzato tutto in modo da non dovere incontrare mai il loro ricettatore, il quale, una volta arrestato, non ha nessuna informazione utile per la polizia. il capo della banda, in forma anonima, invia una lettera al commissario, con la quale gli lancia un vero e proprio guanto di sfida. E la serie dei furti, difatti, continua, questa volta ai danni di Angelica Cosulich, trentenne dirigente di una banca del paese. E, come aveva intuito il commissario, anche lei fa parte della cerchia di amici dei Peritore. Angelica è bellissima, magnetica, e quando va a parlare con lei Montalbano rimane incredibilmente colpito: la Cosulich gli riporta alla memoria quell’Angelica dell’Orlando Furioso della quale ai tempi del liceo si era come innamorato.
È un vero e proprio colpo di fulmine e nel corso della storia, Salvo non potrà fare a meno di innamorarsi come un ragazzo. Anche Angelica gli fa presto capire di essere interessata a lui e le resistenze del commissario dovranno ingaggiare contro questa nuova passione una battaglia assai difficile e forse non vittoriosa. Intanto l’indagine continua, così come pure la serie dei furti e la sprezzante sfida lanciata alla polizia. Montalbano presto si rende conto che il capo della banda dei ladri deve essere uno dei membri della cerchia di amici dei Peritore. Sembra assurdo, perché tutti gli esponenti di quel gruppo sono ricchissimi e non hanno certo bisogno di rubare niente a nessuno. Il commissario capisce così che quei furti non sono soltanto furti, ma nascondono ben altro obbiettivo. Uno scopo che si rivelerà assai più grave e tragico.

     

 

“Il sorriso di Angelica”+
“Una faccenda delicata”
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Stasera su RaiUno alle 21.25 un nuovo appuntamento con il commissario Montalbano!!

Sono passati mesi dalla morte di François, Livia sembra avere finalmente superato il difficile lutto, pare tornata quella di sempre. Salvo è da lei, in Liguria, e Livia è davvero felice di averlo tutto per sé per qualche giorno. Purtroppo però Montalbano riceve una chiamata dal suo commissariato: c’è stato un omicidio e Fazio gli chiede di tornare subito a Vigata. Anche perché del caso ha già cominciato a occuparsene Augello, che ha imboccato però una pista d’indagine totalmente assurda e non c’è modo di dissuaderlo. Non c’è niente da fare, Montalbano deve partire. Livia è assai dispiaciuta, ma non può che avere pazienza, per l’ennesima volta.
Non appena tornato a Vigata, Salvo apprende del caso: è stata uccisa una prostituta, Maria Castellino, strangolata con una cintura da uomo nel miniappartamento dove lavorava. Era un personaggio piuttosto singolare Maria: tanto per cominciare, aveva quasi settant’anni, ma era ancora in piena attività. Non solo, Maria era così buona, gentile, generosa, che era stimata e benvoluta da tutti, nessuno in paese era prevenuto o la giudicava per il suo mestiere. Inoltre era felicemente sposata, e per suo marito Serafino ‐ ora distrutto dal dolore ‐ il fatto che lei fosse una prostituta non era mai stato un problema. Augello è convinto che si tratti del delitto di un maniaco, un gerontofilo, e Maria, secondo lui, sarebbe morta per incidente nel corso di una bizzarra pratica erotica. Montalbano è ovviamente persuaso che la tesi di Mimì non stia né in cielo né in terra, ma, per non mortificarlo, gli lascia condurre autonomamente un’indagine parallela alla propria. Il commissario, intanto, insieme a Fazio, si butta sul caso, e grazie a Teresita Gaudenzio, amica e vicina dell’assassinata, e al preside Vasalicò, amico fraterno di Maria, scopre che da tempo Maria era spaventata, a causa di un cliente che evitava in ogni modo di incontrare. Anche i reperti trovati sul luogo del delitto portano a pensare che sia proprio questo misterioso e pericoloso cliente l’assassino della prostituta. Bisogna trovare il modo di identificarlo, ma gli elementi a disposizione sono pochissimi, non sarà affatto facile. Il preside Vasalicò, inoltre, chiede aiuto al commissario per un angosciante problema sorto da qualche giorno nella sua scuola: la madre di una delle bambine sostiene che un maestro abbia molestato sua figlia; l’insegnante, sconvolto, invece si dice assolutamente innocente. Il preside non sa che fare, perché, se la donna ha ragione, allora vuol dire che nella sua scuola c’è un pericoloso mostro, ma se invece la signora sbaglia, rischia di far mandare in prigione un innocente. Per fortuna Montalbano saprà fare luce su questa faccenda quanto mai delicata.
Nel frattempo Mimì arresta un giovane gerontofilo, Mimmo Tavano, un tipo dall’aria buffa e bizzarra, cliente di Maria; è convinto che sia lui il colpevole. Salvo capisce immediatamente che Mimmo non è l’assassino e, malgrado l’ostinata convinzione di Augello, riesce a farlo scagionare.
Nel corso di questa indagine Livia viene a Vigata, per far vedere a Salvo “Selene”, la cagnetta che ha appena adottato e che semina subito scompiglio e allegria nella casa del commissario. Ma non è solo per questo che è venuta: benché Livia appaia serena, la morte di François ha lasciato in lei segni profondi; ha più che mai bisogno di Salvo, di sentirlo vicino e di sentirsi amata.
Montalbano riesce finalmente a identificare il misterioso cliente della Castellino: è un folle, dal tragico passato, ossessionato da Maria, ma per quanto tutto sembri indicare lui come assassino, il suo alibi pare davvero inattaccabile. Comunque sia il commissario, scavando sempre più a fondo, scopre nella vita e nel mondo di Maria risvolti sempre più ambigui e inquietanti: forse non era affatto così amata e benvoluta da tutti come si voleva far credere; la sua vita, in cui tutto sembrava limpido e chiaro, è in realtà un mistero sempre più fitto e intricato. E mentre Montalbano si fa strada in questo labirinto, un nuovo e brutale delitto pare incredibilmente rilanciare le bislacche ipotesi di Augello. Ma Montalbano riuscirà abilmente a riportare Mimì alla ragione, a risolvere il caso e a dare finalmente giustizia alla povera Maria Castellino. 

“Una faccenda delicata”+
“Come voleva la prassi”
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STASERA appuntamento alle 21.25 con Il Commissario Montalbano!! Su RaiUno

Il cadavere di una bella ragazza viene ritrovato nudo, con indosso solo un accappatoio intriso di sangue, sul freddo pavimento di un androne di via Pintacuda. 
Cosa ha spinto la ragazza a trascinarsi, esanime, fin lì dentro? 
Montalbano sospetta che la vittima sia una prostituta proveniente dall’Est Europa. E spera che i Cuffaro, che gestiscono il mercato della prostituzione a Vigata, isolino i responsabili di un crimine così efferato. Per tutta risposta, il commissario diventa oggetto lui stesso di un attentato. Le indagini portano Montalbano a scovare tra i condomini non l’assassino, ma un complice, che ha assistito e ripreso con una telecamera, il festino in cui ha trovato la morte la ragazza, a cui hanno partecipato, mascherati ma riconoscibili, i notabili della zona. Durante l’indagine, Montalbano conosce un giudice in pensione, Leonardo Attard, che sta revisionando tutti i processi che ha celebrato, per essere sicuro di non essere mai stato condizionato nel giudizio dai problemi personali. Un incontro inquietante, che lo lascerà con molti interrogativi.

“Come voleva la prassi”+

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