Tag Archive for: #sellerio

La Stagione della Caccia
Foto del Profilo

La serie evento C’era una volta Vigata si arricchisce di un nuovo capitolo con La
stagione della caccia per la regia di Roan Johnson. Dopo il successo del primo tv
movie, La mossa del cavallo, andato in onda in prima serata su Rai1 nel marzo 2018
con un ottimo successo di pubblico, superando il 32% di share, l’immaginifico
mondo di Vigata nato dalla magica penna di Andrea Camilleri torna in tv,
protagonista di una nuova avventura. La stagione della caccia, tratto dall’omonimo
romanzo storico, riporta alla ribalta l’immaginaria cittadina siciliana, resa unica dalla
fantasia di Andrea Camilleri.

FRANCESCO SCIANNA Fofò La Matina
MIRIAM DALMAZIO ‘Ntontò
TOMMASO RAGNO Filippo Peluso / Don Totò
NINNI BRUSCHETTA Padre Macaluso
GIORGIO MARCHESI Emiliano Saint Vincent
ALESSIO VASSALLO Nenè Impiduglia
ALICE CANZONIERI Serafina
ORIO SCADUTO Bonocore
GIOIA SPAZIANI Clelia Tumminello
BRUNO TORRISI Barone Uccello
MICHELE RAGNO Rico
LOLLO FRANCO Marchese Federico Peluso
ALESSANDRO SCHIAVO Delegato Portera
ROLAND LITRICO Mimì
con la partecipazione di
DONATELLA FINOCCHIARO
nel ruolo di Donna Matilde

   

La Stagione della Caccia+
Conversazione su Tiresia
Foto del Profilo

“E finalmente, dopo secoli, persona e personaggio si sono finalmente ricongiunti”

Il padre del Commissario Montalbano, protagonista per la prima volta sul grande schermo  di un viaggio tra mito e letteratura sulle orme dell’indovino Tiresia alla ricerca dell’eternità.

«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi. L’invenzione più̀ felice è stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità̀ e solo venendo qui, solo su queste pietre eterne, posso intuirla, solo su queste pietre eterne».  Andrea Camilleri

«Chiamatemi Tiresia!». 

Si apre così “Conversazione su Tiresia”, lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Camilleri , andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno 2018 di fronte a 4 mila spettatori nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’ Istituto Nazionale del Dramma Antico. Un racconto mitico,  pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.

Ora quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj, con la regia di Roberto Andò le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani, arriva per la prima volta al cinema solo per tre giorni, il 5, 6, 7 novembre con Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri, l’evento speciale, con riprese in alta definizione dirette da Stefano Vicario, dell’eccezionale performance dello scrittore al teatro greco.

La figura di Tiresia, mitico indovino cieco, presente in tutta la storia della letteratura, ha per  molti anni incuriosito ed  affascinato Andrea Camilleri. Nella sua Conversazione Camilleri – o lo stesso Tiresia? – dialoga con Omero, Sofocle, Seneca, Dante, T.S. Eliot, Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Pound, Pavese, Primo Levi, così come con Woody Allen, che fa apparire Tiresia ne La dea dell’amore, con il Pasolini dell’Edipo Re e con i Genesis de The Cinema Show, il brano sulle cui note si apre lo spettacolo. La ricerca dello scrittore si snoda attraverso le epoche per raccontare un personaggio che è stato compiutamente sia donna, sia uomo e che, come lo stesso scrittore, ha perso la vista.

«Da quando io non vedo più, vedo meglio».

Il Teatro Greco di Siracusa è oggi il monumento più famoso della città ed è stato sin dall’antichità l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale, altissimo esempio di architettura civile. Fu anche luogo di culto e di grandi assemblee popolari, sede di processi pubblici e, in epoca romana, fu pure adattato a esibizioni circensi e di varietà. Quasi dimenticato nel Medioevo, nei secoli successivi il teatro è stato oggetto di trasformazioni, spoliazioni, danneggiamenti e asportazioni che oggi lasciano visibile solo la sua gigantesca impronta ricavata nella roccia che ha affascinato viaggiatori e artisti dal 1700 alla metà del 1800. Ancora oggi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori che ne vogliono ammirare la maestosità o che vogliono assistere alle rappresentazioni teatrali classiche che vi si svolgono tra la primavera e l’estate.

Qui l’elenco delle sale Conversazione su Tiresia/sale

 

Conversazione su Tiresia+
“Giro di boa”
Foto del Profilo

ULTIMO APPUNTAMENTO con le repliche de Il Commissario Montalbano…in attesa delle nuove puntate!! #Montalbano

L’inchiesta più dura del commissario Montalbano comincia con un cadavere galleggiante nel quale il commissario si imbatte nel corso della sua consueta nuotata mattutina. E’ il corpo di un uomo in stato di decomposizione avanzata, con polsi e caviglie profondamente incisi.
Montalbano giunge alla conclusione che l’uomo è stato assassinato un paio di mesi prima; le correnti hanno trascinato il corpo sulla spiaggia di Marinella, ma il luogo del delitto non è quello. Mentre parla con Ciccio Albanese al porto di Vigata, Montalbano assiste allo sbarco di clandestini da una motovedetta appena attraccata al molo. Ne scendono uomini, donne, bambini. Uno di questi ultimi, otto anni circa, appena messo piede sulla banchina cerca di fuggire; sembra impaurito. Montalbano lo raggiunge, lo prende per mano e lo riaccompagna dalla madre, che nella foga di corrergli incontro cade e si sloga una caviglia.
Viene allora chiamata un’autoambulanza; la donna e i suoi bambini vengono accompagnati all’ospedale. Ma il piccolo clandestino non sembra contento di essere riportato dalla madre: attraverso il finestrino dell’autoambulanza, lancia a Montalbano uno sguardo carico di apprensione. Il commissario non riesce a dimenticare quegli occhi carichi di tristezza e di paura.
Mentre al commissariato Catarella riconosce nell’identikit dell’uomo assassinato il volto di un latitante calabrese, tale Ernesto Errera, Montalbano apprende dal telegiornale che il bambino extracomunitario che aveva incontrato al porto di Vigata è stato investito da un’automobile ed è morto. Montalbano è sconvolto, oppresso dai sensi di colpa: vuole sapere cosa è successo a quel bambino. Aiutato da Fazio, scopre che l’uomo che aveva accompagnato la donna sull’ambulanza e poi al pronto soccorso si chiama Gaetano Marzilla, ed è proprietario di un negozio che anni prima era stato incendiato perché l’uomo non si era piegato al racket del pizzo; in seguito, tuttavia, per rimettere in piedi l’attività era stato costretto a ricorrere agli usurai.
Le indagini del commissario proseguono con l’obiettivo di collegare gli avvenimenti e gli omicidi accaduti. Montalbano scopre un commercio clandestino di bambini extracomunitari, del quale il piccolo incontrato al porto era stato vittima, con la complicità della finta madre. Il commissario scopre che il latitante Errera era stato a capo di questo business finché un arabo di nome Gafsa lo aveva ucciso per prenderne il posto.
Lo sdegno che gli suscita la scoperta di quella realtà così orribile e vicina provoca in Montalbano una reazione feroce, che lo porta a rischiare persino la propria vita per riuscire a smantellarla. Con un’ardita e rischiosa incursione nella tana del nemico, Montalbano e i suoi riusciranno ad arrestare i colpevoli e a mettere fine all’infame traffico.

“Giro di boa”+
“Il gioco delle tre carte”
Foto del Profilo

Il lunedì c’è solo Il Commissario Montalbano!! #Rai1 #Montalbano

Girolamo Cascio, noto costruttore edile di Vigata, legato alla famiglia mafiosa dei Riolo, viene ritrovato morto sul ciglio di una strada. Ciccio Monaco, ragioniere nella ditta di Cascio, è convinto che l’uomo non sia vittima di un pirata della strada ma che sia stato ucciso e confida i suoi sospetti a Montalbano riferendo che, nei giorni precedenti alla sua morte,  Cascio era rimasto molto turbato da alcune telefonate fatte da un uomo con la voce molto roca e sgradevole. Le perizie della scientifica confermano delle stranezze nella dinamica dell’incidente.
I sospetti si appuntano su Rocco Pennisi, appena uscito di prigione dopo aver scontato vent’anni per l’omicidio di Giacomo Alletto, suo amico e socio in una ditta di costruzioni. L’uomo si era sempre dichiarato innocente ed è possibile che negli anni passati in carcere si fosse convinto che il vero responsabile della morte di Alletto fosse Cascio che, dopo la sua condanna, rilevò la ditta dei due ex soci divenendo l’unico e incontrastato re delle costruzioni edili a Vigàta. Rocco Pennisi, un uomo ormai schiantato dal dolore e che non crede più alla giustizia, si professa ancora una volta innocente. Il cugino di Rocco, il professor Tommasino, racconta al commissario Montalbano che Rocco era stato l’amante di Renata Dimora, la bellissima moglie di Alletto. Nonostante Alletto fosse stato ucciso con la pistola di Pennisi e Pennisi non avesse alibi per la notte del delitto,  Tommasino si dice convinto che suo cugino non solo non uccise Alletto, ma non abbia nulla a che fare con la morte di Girolamo Cascio.
Incuriosito, Montalbano inizia a indagare sulla vicenda e scopre che Virginia Pennisi, sorella non vedente di Rocco, aveva dichiarato che, pochi giorni prima della morte di Alletto, qualcuno si era introdotto in casa loro spacciandosi per un operaio del gas ed era entrato di forza nella stanza in cui Rocco teneva la pistola.  La donna ricorda ancora la voce dell’uomo, particolarmente roca, gracchiante e fastidiosa.
Intanto, viene trovato su una collina il corpo dell’argentino Xavier Granieri, ucciso da un colpo di rivoltella. Fazio scopre che Granieri è in realtà Giovanni Lumia, killer della famiglia mafiosa dei Riolo, latitante da circa vent’anni. Grazie alla segreteria telefonica del cellulare di Lumia, Montalbano riesce a risalire alla voce dell’uomo: roca, sgradevole, gracchiante, proprio come quella ricordata da Virginia e da Monaco. Montalbano ricostruisce che, all’epoca del primo delitto, Cascio, che voleva il monopolio dell’edilizia a Vigata, chiese aiuto ai Riolo per organizzare l’omicidio Alletto in maniera di far ricadere la colpa su Pennisi, liberandolo così di entrambi i suoi concorrenti. Secondo Montalbano, Lumia, esecutore materiale dell’omicidio per conto dei Riolo, tornato a Vigàta dopo anni di latitanza, aveva cercato di estorcere altri soldi a Cascio e, di fronte al suo rifiuto, lo aveva ucciso cercando di far di nuovo ricadere la colpa su Pennisi.
Il caso sembrerebbe risolto ma Montalbano continua a interrogarsi su alcuni dettagli del primo omicidio e si convince che anche Renata Dimora sia coinvolta nell’omicidio del marito: solo lei poteva aver detto a Lumia dove Rocco tenesse la pistola ed era lei che aveva dato un appuntamento fasullo a Rocco la notte del delitto per privarlo di un alibi, certa che l’uomo non l’avrebbe mai tirata in ballo. La donna si era liberata così di un amante possessivo e di un marito che non amava più ma di cui aveva ereditato l’ingente ricchezza. Montalbano mette alle strette Renata e la fa cadere in trappola, costringendola a confessare. Renata, però, si professa del tutto estranea alla morte di Lumia. Montalbano scopre che l’assassino è il padre del killer, un pastore illetterato ma poeta, che, sconvolto dalla rivelazione che il figlio è un efferato assassino, l’ha voluto punire per tutto il male che ha fatto. Dopo aver confessato la verità a Montalbano, il vecchio Lumia si suicida.

“Il gioco delle tre carte”+
“Una faccenda delicata”
Foto del Profilo

Stasera su RaiUno alle 21.25 un nuovo appuntamento con il commissario Montalbano!!

Sono passati mesi dalla morte di François, Livia sembra avere finalmente superato il difficile lutto, pare tornata quella di sempre. Salvo è da lei, in Liguria, e Livia è davvero felice di averlo tutto per sé per qualche giorno. Purtroppo però Montalbano riceve una chiamata dal suo commissariato: c’è stato un omicidio e Fazio gli chiede di tornare subito a Vigata. Anche perché del caso ha già cominciato a occuparsene Augello, che ha imboccato però una pista d’indagine totalmente assurda e non c’è modo di dissuaderlo. Non c’è niente da fare, Montalbano deve partire. Livia è assai dispiaciuta, ma non può che avere pazienza, per l’ennesima volta.
Non appena tornato a Vigata, Salvo apprende del caso: è stata uccisa una prostituta, Maria Castellino, strangolata con una cintura da uomo nel miniappartamento dove lavorava. Era un personaggio piuttosto singolare Maria: tanto per cominciare, aveva quasi settant’anni, ma era ancora in piena attività. Non solo, Maria era così buona, gentile, generosa, che era stimata e benvoluta da tutti, nessuno in paese era prevenuto o la giudicava per il suo mestiere. Inoltre era felicemente sposata, e per suo marito Serafino ‐ ora distrutto dal dolore ‐ il fatto che lei fosse una prostituta non era mai stato un problema. Augello è convinto che si tratti del delitto di un maniaco, un gerontofilo, e Maria, secondo lui, sarebbe morta per incidente nel corso di una bizzarra pratica erotica. Montalbano è ovviamente persuaso che la tesi di Mimì non stia né in cielo né in terra, ma, per non mortificarlo, gli lascia condurre autonomamente un’indagine parallela alla propria. Il commissario, intanto, insieme a Fazio, si butta sul caso, e grazie a Teresita Gaudenzio, amica e vicina dell’assassinata, e al preside Vasalicò, amico fraterno di Maria, scopre che da tempo Maria era spaventata, a causa di un cliente che evitava in ogni modo di incontrare. Anche i reperti trovati sul luogo del delitto portano a pensare che sia proprio questo misterioso e pericoloso cliente l’assassino della prostituta. Bisogna trovare il modo di identificarlo, ma gli elementi a disposizione sono pochissimi, non sarà affatto facile. Il preside Vasalicò, inoltre, chiede aiuto al commissario per un angosciante problema sorto da qualche giorno nella sua scuola: la madre di una delle bambine sostiene che un maestro abbia molestato sua figlia; l’insegnante, sconvolto, invece si dice assolutamente innocente. Il preside non sa che fare, perché, se la donna ha ragione, allora vuol dire che nella sua scuola c’è un pericoloso mostro, ma se invece la signora sbaglia, rischia di far mandare in prigione un innocente. Per fortuna Montalbano saprà fare luce su questa faccenda quanto mai delicata.
Nel frattempo Mimì arresta un giovane gerontofilo, Mimmo Tavano, un tipo dall’aria buffa e bizzarra, cliente di Maria; è convinto che sia lui il colpevole. Salvo capisce immediatamente che Mimmo non è l’assassino e, malgrado l’ostinata convinzione di Augello, riesce a farlo scagionare.
Nel corso di questa indagine Livia viene a Vigata, per far vedere a Salvo “Selene”, la cagnetta che ha appena adottato e che semina subito scompiglio e allegria nella casa del commissario. Ma non è solo per questo che è venuta: benché Livia appaia serena, la morte di François ha lasciato in lei segni profondi; ha più che mai bisogno di Salvo, di sentirlo vicino e di sentirsi amata.
Montalbano riesce finalmente a identificare il misterioso cliente della Castellino: è un folle, dal tragico passato, ossessionato da Maria, ma per quanto tutto sembri indicare lui come assassino, il suo alibi pare davvero inattaccabile. Comunque sia il commissario, scavando sempre più a fondo, scopre nella vita e nel mondo di Maria risvolti sempre più ambigui e inquietanti: forse non era affatto così amata e benvoluta da tutti come si voleva far credere; la sua vita, in cui tutto sembrava limpido e chiaro, è in realtà un mistero sempre più fitto e intricato. E mentre Montalbano si fa strada in questo labirinto, un nuovo e brutale delitto pare incredibilmente rilanciare le bislacche ipotesi di Augello. Ma Montalbano riuscirà abilmente a riportare Mimì alla ragione, a risolvere il caso e a dare finalmente giustizia alla povera Maria Castellino. 

“Una faccenda delicata”+
“Come voleva la prassi”
Foto del Profilo

STASERA appuntamento alle 21.25 con Il Commissario Montalbano!! Su RaiUno

Il cadavere di una bella ragazza viene ritrovato nudo, con indosso solo un accappatoio intriso di sangue, sul freddo pavimento di un androne di via Pintacuda. 
Cosa ha spinto la ragazza a trascinarsi, esanime, fin lì dentro? 
Montalbano sospetta che la vittima sia una prostituta proveniente dall’Est Europa. E spera che i Cuffaro, che gestiscono il mercato della prostituzione a Vigata, isolino i responsabili di un crimine così efferato. Per tutta risposta, il commissario diventa oggetto lui stesso di un attentato. Le indagini portano Montalbano a scovare tra i condomini non l’assassino, ma un complice, che ha assistito e ripreso con una telecamera, il festino in cui ha trovato la morte la ragazza, a cui hanno partecipato, mascherati ma riconoscibili, i notabili della zona. Durante l’indagine, Montalbano conosce un giudice in pensione, Leonardo Attard, che sta revisionando tutti i processi che ha celebrato, per essere sicuro di non essere mai stato condizionato nel giudizio dai problemi personali. Un incontro inquietante, che lo lascerà con molti interrogativi.

“Come voleva la prassi”+
“Un covo di vipere”
Foto del Profilo

STASERA torna Il Commissario Montalbano !!

Appuntamento alle 21.25 su Rai1 con “Un covo di Vipere”

Una mattina l’imprenditore sessantenne Cosimo Barletta viene trovato morto nella sua casa al mare. È stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla nuca, mentre era tranquillamente seduto in cucina a bersi un caffè. Non ci sono segni di effrazione, quindi a ucciderlo è stato qualcuno che lo conosceva, che lui stesso può avere fatto entrare, o addirittura una donna che può avere passato la notte lì con lui. Il caso assume presto tinte assai fosche, perché Montalbano scopre, anche grazie alla testimonianza dei figli dell’assassinato, che Barletta era tutt’altro che una persona specchiata: uomo freddo, crudele, privo di scrupoli e sentimenti, Cosimo, oltre che spregiudicato imprenditore, era anche un ignobile strozzino e aveva rovinato un sacco di gente a Vigata. Ma non è tutto, perché Barletta aveva inoltre una particolare inclinazione a costringere giovani ragazze a concederglisi, per poi ricattarle e tenerle sotto il proprio giogo. Erano in molti, quindi, a odiare quest’uomo orribile e sadico. Molti i potenziali assassini. Un caso complicato, che si complicherà ancora di più quando il nostro Montalbano scoprirà che a Barletta non hanno semplicemente sparato, ma che poco prima era stato addirittura avvelenato. Come se due assassini, indipendentemente l’uno dall’altro, avessero deciso quella stessa notte di ucciderlo.

“Un covo di vipere”+
“Tutto davanti a questi occhi”
Foto del Profilo

Lunedì 22 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, abbiamo presentato con Sky il documentario di Walter Veltroni su Sami Modiano, uno dei pochi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz Birkenau.

Una testimonianza incredibile, densa di emozione, un racconto dalla straordinaria forza emotiva.

“Tieni duro Sami, tu devi farcela”

Il Documentario “Tutto davanti a questi occhi”, realizzato da Sky e Palomar, andrà in onda SABATO 27 GENNAIO in occasione della Giornata della Memoria, nell’80mo Anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

 

 

“Tutto davanti a questi occhi”+
Marco Malvaldi con “Negli occhi di chi guarda”
Foto del Profilo

Dall’autore de @IdelittidelBarLume, un altro libro tra comico e crime…

“Alberto e Zeno Cavalcanti sono due fratelli gemelli, ormai sessantenni, che hanno sempre vissuto nello splendido podere di famiglia, immerso nella natura toscana. Diversa però la storia personale dei due: Alberto ha un passato da broker fallito e un presente di ben pochi soldi a disposizione, con il patrimonio dissolto in vari investimenti finiti male. Zeno è invece di carattere più tranquillo, meno avventuroso e meno interessato al denaro. Colleziona arte e vive con il suo maggiordomo, Raimondo, un uomo anziano che è stato in alcuni istituti psichiatrici in gioventù e che ha ora trovato in Zeno un amico oltre che un datore di lavoro.

Fra i due gemelli c’è però una questione che deve essere risolta: l’eventuale vendita del podere. Alberto, in bolletta e sempre in cerca di soldi, è a favore, mentre Zeno non vuole spostarsi. I due si mettono d’accordo su un metodo ben strano, seppur non privo di una certa logica, per decidere il destino del podere. Bisogna scoprire chi dei due vivrà più a lungo, così da seguire la decisione del più longevo e risolvere una volta per tutte il dissidio.

Ma mentre sono impegnati a scoprire chi vivrà più a lungo o, per dirla in altro modo, chi morirà prima, accade un incidente che complica tutta la situazione: una notte un incendio mette in allarme il podere e, quando vengono spente le fiamme, fra la vegetazione bruciata c’è il cadavere di Raimondo.
I sospetti si concentrano inizialmente su Alberto, ma la possibile esistenza di un quadro originale di Ligabue rende più difficile la soluzione, e una nuova morte porterà infine alla verità…”

@sellerio

@IdelittidelBarLume

Marco Malvaldi con “Negli occhi di chi guarda”+

PALOMAR S.p.A. - P.Iva 01284061007 e C.F. 0439660580

Entra con le tue credenziali

o    

Hai perso la password?